Inseguimento elettorale
Il caso Bank of America e Obama fra mercato buono e banchieri cattivi
La task force istituita a gennaio da Barack Obama per indagare le malefatte di Wall Street sui mutui tossici che hanno provocato la crisi finanziaria ha stretto ancora una volta il cappio attorno al collo di Bank of America. A settembre la banca ha firmato un patteggiamento da 2,4 miliardi di dollari per avere diffuso false informazioni a clienti e investitori sull’acquisizione di Merrill Lynch nel 2009, una delle operazioni più opache della storia della crisi e alla quale, fra l’altro, l’Amministrazione e il governatore della Fed, Ben Bernanke, non erano estranei.
5 AGO 20

New York. La task force istituita a gennaio da Barack Obama per indagare le malefatte di Wall Street sui mutui tossici che hanno provocato la crisi finanziaria ha stretto ancora una volta il cappio attorno al collo di Bank of America. A settembre la banca ha firmato un patteggiamento da 2,4 miliardi di dollari per avere diffuso false informazioni a clienti e investitori sull’acquisizione di Merrill Lynch nel 2009, una delle operazioni più opache della storia della crisi e alla quale, fra l’altro, l’Amministrazione e il governatore della Fed, Ben Bernanke, non erano estranei. Ora si passa alle frodi sui mutui. La magistratura ha annunciato mercoledì un’indagine civile sull’istituto, in particolare su Countrywide Financial, l’unità che eroga i mutui, e ancora più nel dettaglio l’inchiesta si occupa del programma “hustle” (che sta per “spillare”) con cui Bank of America, dicono i magistrati, stipulava mutui ad alto rischio senza chiedere garanzie ai clienti e li rivendeva a Fannie Mae e Freddie Mac, i giganti dei mutui controllati dal governo. La richiesta di risarcimento per i clienti frodati è di un miliardo di dollari.
Countrywide era già finita al centro di uno scandalo per via di certi mutui a tassi estremamente agevolati concessi in esclusiva ai “Friends of Angelo”, un gruppo di politici connessi in vari modi al ceo, Angelo Mozilo. Fra questi c’era anche il senatore democratico Chris Dodd, al quale poi è stato affidato il compito di scrivere le nuove regole finanziarie per evitare un nuovo 2008. Il procuratore federale Peter Bharara ha detto che la “condotta fraudolenta al centro dell’inchiesta è incredibilmente sfacciata” e ha aggiunto: “Questa indagine dovrebbe mandare un altro messaggio chiaro: le concessioni imprudenti di prestiti non saranno tollerate”. Il che illumina il sottotesto politico dell’inchiesta: la percezione popolare è che i banchieri non siano stati puniti abbastanza per i loro peccati e l’Amministrazione Obama in questi ultimi sgoccioli di campagna ha tutto l’interesse a mostrarsi solerte nell’indagare i banchieri. Soprattutto ora che lo sfidante repubblicano, Mitt Romney, vive il momento migliore della sua campagna elettorale.
Il copione è il solito, e prevede la presenza sul palco di due attori: i banchieri cattivi e l’Amministrazione irreprensibile che dà loro la caccia. In un’elezione in cui lo sfidante è un ex banchiere cresciuto all’ombra del capitalismo (i maggiori finanziatori diretti della sua campagna sono, nell’ordine: Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, JpMorgan, Credit Suisse), la rappresentazione si carica di un ulteriore significato politico; senonché Obama non si presenta esattamente come il giustiziere del capitalismo corrotto. Nel secondo dibattito presidenziale ha detto: “Credo che la libera impresa sia il più grande motore di prosperità che il mondo abbia mai conosciuto”, affermazione appena mitigata dal solito ritornello sulla “fairness”, equità, lo stesso che un anno fa cavalcava con grande foga, dicendo che il capitalismo come lo conosciamo “non funziona”. Ed è qui che si è inserito Joseph Stiglitz, economista liberal e premio Nobel nel 2001, che accusa entrambi i candidati di evitare deliberatamente il tema del mercato immobiliare, ovvero il settore sul quale ha speculato di più la finanza tossica: “E’ una delle questioni che ha alimentato la crisi” e loro, dice Stiglitz, non ne parlano perché “non vogliono offendere le banche”. Se per Romney una tacita resistenza allo sputtanamento pubblico dei banchieri è ovvia, il sindaco di New York, Michael Bloomberg, in un’intervista al mensile Atlantic ricorda che “Wall Street è più liberal di quanto si pensi”, ed ecco servito il grattacapo di un presidente che difende il sistema e contemporaneamente martella per interposta task force quelli che lo incarnano.